
Monastero femminile
di Santa Maria della Stella - Rifreddo

Percorsi rurali del
Monte Bracco - Sanfront
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Dopo il Monviso
è certamente il Monte Bracco (1.307 m) la montagna più amata
dalla gente che abita il saluzzese, affascinata anche da un'antica
leggenda secondo cui questo ampio massiccio sarebbe un vulcano
spento. Più che una leggenda per molti, giovani compresi, una
certezza, difficile da confutare, che avrebbe origine nel fatto
che, d'inverno, dopo una nevicata, la neve, soprattutto sul
versante meridionale, si scioglie prima sulle pendici della
montagna che nel fondovalle. La spiegazione del fenomeno è ovvia,
in quanto i raggi del sole invernale, bassi all'orizzonte,
colpiscono le pareti della montagna con un angolo di incidenza
maggiore, scaldandole. Gli abitanti della zona, invece, fin dalla
notte dei tempi e ancora oggi ne sono convinti, hanno sempre
ritenuto valida la storia popolare, pensando che le rocce della
montagna siano ancora calde perché un tempo, era un vulcano.
La sua genesi si data nel Devoniano, con un'evoluzione
contemporanea a quella della storia della catena alpina, avvenuta
tra i 200 ed i 65 milioni di anni fa, quando, a separare la Zolla
Euroasiatica da quella Africana, in pratica gli attuali
continenti, c'era un oceano, il Mare della Tétide. Il suo fondo
era costituito da basalto, una roccia ignea derivata dalla
solidificazione del magma rovente emerso dal mantello, la parte
volumetricamente maggiore della Terra (82%), che si trova al di
sotto della crosta, lo strato più esterno. Questo
"pavimento" viene poi ricoperto da vari sedimenti. Con
lo sprofondare del fondo oceanico (subduzione) sotto la Zolla
Africana, questa entra in collisione con quella Euroasiatica,
originando il sollevamento della catena alpina che, sebbene sia
iniziato ben 70 milioni di anni fa, è ancora tuttora in atto. Le
enormi pressioni e le elevate temperature, che accompagnano
l'evento, provocano notevoli trasformazioni nelle rocce
preesistenti, dando luogo alla formazione di rocce metamorfiche.
La zona del Monte Bracco rientra nel complesso cristallino
DoraMaira che comprende le vallate alpine che vanno dalla Val di
Susa, a nord, alla Valle Maira, a sud e il fronte orientale di
questa formazione geologica è più avanzato proprio in
corrispondenza del massiccio del Bracco. Come tutti i rilievi
anche questa montagna ha subito notevoli fenomeni erosivi che
l'hanno modellata fino allo stato attuale.
In particolare il fenomeno è più evidente sul versante
orientale, alla cui base è situato l'abitato di Envie, che
presenta pareti rocciose molto verticali.
Un complesso di fattori climatici e geologici, avvenuti
presumibilmente circa due milioni di anni fa, hanno originato la
particolare morfologia, che si nota bene osservandola dalla
pianura di Envie e di Revello. Le rocce che caratterizzano il
Monte Bracco sono di tipo metamorfico e sono rappresentate da
gneiss. Queste hanno come caratteristica fisica principale la
scistosità, che è legata alla disposizione uniforme dei
cristalli lamellari che la costituiscono, consentendo una facile
sfaldabilità della pietra lungo dei piani che vengono comunemente
detti vene. Tale proprietà è stata sfruttata da sempre dall'uomo
per realizzare le lose, ampie pietre, piatte e sottili, usate
sorattutto per la copertura dei tetti. Un abbondante giacimento di
quarziti micacee, sulla sommità del Monte Bracco, che presentano
analoga struttura, le cosiddette "bargioline", è
sfruttato da secoli per ricavarne pietre da pavimentazione di un
bel colore giallo (più pregiate) ed anche grigio. I palazzi
dell'antico Marchesato di Saluzzo e molte altri, non solo in
Piemonte, sono ricchi di pavimenti realizzati con questo
materiale.
Aldo
Molinengo
Tratto
da "Il monte Bracco - La Montagna di Leonardo" |